domenica 28 agosto 2016

BORDERLIFE di Dorit Rabinyan #Narrativa

"Era la spilla. La spilla che quando ero bambina tenevo fra pollice e indice mentre correvo a scuola, la spilla che avrebbe dovuto proteggermi dai sequestratori arabi. Mi aveva detto che la tenevo ancora in mano, in mezzo a noi due. Aveva detto che ogni tanto ero così presa da me stessa e dalla mia vigliaccheria da non rendermi conto che lui si pungeva, che continuava a pungersi. Di colpo quel discorso l'aveva sfinito, ammutolendolo.
L'ultima volta che ne avevamo parlato gli avevo confessato che più che la paura dei miei genitori era la paura di quel che potesse fare loro. Gli avevo detto che la verità era che mi mancava il coraggio. Che non avevo il coraggio di vivere così, una vita scomoda, eroica, provocatoria."


EDITORE: Longanesi
DATA DI PUBBLICAZIONE: 28 aprile 2016
PREZZO DI COPERTINA: 16,90€
PREZZO EBOOK: 9,99€
PAGINE: 373

SINOSSI: È autunno, a New York. Il secondo senza le Torri. Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce, mentre pensa: Non hai già abbastanza guai? Fermati, finché puoi! Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi dolci e grandi, color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA grazie a una borsa di studio. Ha servito nell'esercito e ama la sua famiglia (Che cosa penserebbero, se lo sapessero?). Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c'è sempre un bimbo che dorme e sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah. Che questo amore sia un'isola nel tempo, si dice lei. Un amore a cronometro, un amore a scadenza, la stessa indicata sul visto, la stessa impressa sul biglietto del volo di ritorno per Israele, verso la vita reale. Finché, mentre oscillano tra l'ebbrezza della libertà e il senso di colpa, scoprendosi accomunati dalla nostalgia per quello stesso sole e quello stesso cielo, la vita reale non bussa davvero alla loro porta...

LA MIA OPINIONE: vorrei recensire questo libro tralasciando l'importante tema del conflitto arabo-israeliano. In pratica: vero è che questo argomento viene approfondito per bene attraverso la storia d'amore tra i due protagonisti e che rappresenta il filo conduttore della trama, ma non per questo mi sento di giudicare positivamente questo romanzo.

Hilmi e Liat si incontrano per caso e subito si innamorano. Uno entra nella vita dell'altra in maniera prorompente, subito iniziano a passare insieme il tempo 24 ore su 24, scoprendosi e assaporandosi. Ma New York è una sorta di dolce protezione per i due, un luogo dove possono amarsi liberamente senza che le loro diversità sociali ostacolino il loro rapporto. Ma la vita vera, la realtà è un'altra e Liat e Hilmi lo scopriranno una volta ritornati nel loro paese natale, tra rimpianti e nostalgie, e un finale disperato.

Per tutta la lettura ho avvertito una sorta di tensione, quasi una paura provata dalla protagonista nei confronti non tanto di Hilmi, ma della sua nazionalità. Liat è sempre sulle sue, sempre distaccata e intimamente sa che la loro storia ha una data di scadenza, non è destinata a durare. La ragazza non fa altro che pensare al brutto destino di donne ebraiche sposate a uomini arabi, malmenate e umiliate, e almeno inizialmente non riesce ad intravedere in Hilmi una persona diversa, perbene e buona.
E se a New York i due si frequentano alla luce del sole, Liat non parla mai di Hilmi alla sua famiglia ebraica, per paura di ferirli e di spaventarli, provocando non poca malinconia nel ragazzo. Viceversa, i fratelli di quest'ultimo sono al corrente di questo amore, anche se non mancano accese discussioni con Liat e umiliazioni nei suoi confronti.
Insomma, io mi aspettavo una storia d'amore senza confini, in tutti i sensi, e che cerca di superare diversità socio-politiche e ogni barriera possibile. Invece ho letto di un amore ombroso, pieno di sospetto e con pochi e reali momenti di spensieratezza.
Non mi aspettavo assolutamente il lieto fine, anzi, era quasi obbligatorio in questo caso un naturale distacco tra i due, vista la situazione, e una conclusione triste, a riprova del fatto che sfortunatamente molte volte barriere di questo tipo sono invalicabili.
Avevo ragione, il finale non è felice, ma non nel modo che io immaginavo. Il libro si chiude con una disgrazia, e non si pensi a scontri a fuoco dovute alle tensioni tra i due popoli, arresti o quant'altro. Ma a un accadimento inaspettato, che mette fine a tutti i sogni e alle speranze non sono della coppia, ma anche individuali.

Inizialmente ho scritto che non mi sento di giudicare positivamente il romanzo. E sulla mia opinione non ha inciso il finale spiazzante o lo stile dell'autrice (mi è piaciuto il suo modo di scrivere, scorrevole e senza fronzoli e giri di parole), ma proprio la strana sensazione che mi ha accompagnato per tutta la lettura, una sorta di disagio e di delusione nei confronti dei pregiudizi e della paura provati da Liat nei confronti di Hilmi. Segno che purtroppo l'umanità non ha ancora raggiunto un livello tale da riuscire a superare questo tipo di barriere. Ed è proprio questo forse il messaggio che l'autrice vuole trasmettere, lo scopo di questo libro.
In ogni caso non ne sconsiglio la lettura, perché la storia offre importanti spunti di riflessione.

DORIN RABINYAN: è nata nel 1972 ed è una sceneggiatrice e scrittrice israeliana. Ha scritto tre romanzi, ma Borderlife è stato al centro di numerose polemiche. Nonostante questo ha vinto il Premio Bernstein.


5 commenti:

  1. ciao Maria, come sempre le tue recensioni mi permettono di tracciare i contorni del libro a tutto tondo, non so se io sia pronta ad affrontare questa lettura adesso ma la terrò in considerazione per quando mi sentirò pronta ad affrontarne il tema <3

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    1. Ciao Ely, ti capisco, anche perché è impegnativo dal punto di vista emotivo..Quella sensazione di disagio che ho provato praticamente dall'inizio alla fine, mi ha rovinato la lettura.
      Un bacione :-*

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  2. Borderlife è un romanzo che mi incuriosisce molto ma non l'ho ancora letto. Ho sbirciato opinioni contrastanti in proposito ma a dire la verità la cosa che più mi intrigava era la forza di questo amore. Poi leggo dalle tue parole che lo hai trovato sospettoso e quindi per te, non è stato un amore "oltre tutte le barriere" come piace a me. Beh, ora ho davvero parecchi dubbi! Magari sarà una lettura che farò molto più avanti. ^__^

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    1. Si, l'ho trovato sospettoso, un amore frenato dalle insicurezze di lei.. ma naturalmente è stata una mia personale sensazione..Se e quando lo leggerai, sarò curiosa di conoscere la tua opinione..comunque bentornata ^_^

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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